ANESTESIA

Responsabile del Servizio di Anestesia è il Dott. Francesco Ceraldi.

Il Servizio Anestesiologico svolge attività nei reparti di Chirurgia Generale e Chirurgia Vascolare, assicurando le valutazioni anestesiologiche preoperatorie, la conduzione dell’anestesia e il controllo del dolore postoperatorio. L’attività chirurgica in elezione si svolge su sei giorni settimanali. Le sale operatorie sono provviste di monitoraggio non invasivo del sistema cardiocircolatorio e respiratorio, nonché dei gas anestetici utilizzati. Il monitoraggio emodinamico cruento viene invece utilizzato solo quando richiesto dalle esigenze operative. Dopo l’intervento, l’Anestesista si occupa di controllare farmacologicamente il dolore fin dalla prima fase di risveglio, sia per il comfort del paziente che per favorire il regolare decorso clinico postoperatorio. Oltre alla attività compiuta all’interno delle Sale Operatorie, gli anestesisti si occupano del supporto necessario alle attività diagnostico/terapeutiche che vengono eseguite in anestesia generale o in sedazione, in radiologia, in endoscopia o negli ambulatori. Il Servizio Anestesiologico svolge, inoltre, le seguenti prestazioni ambulatoriali:

  • Preospedalizzazione

Si effettua gli accertamenti pre-operatori (analisi – ECG – Rx torace) per pazienti che debbono essere sottoposti ad intervento chirurgico, su indicazione dei vari operatori.

  • Cure palliative

Trattamento farmacologico dei pazienti terminali.

  • Terapia del dolore

Trattamento delle sindromi dolorose dovute a processi degenerativi e/o infiammatori dell’apparato osteoraticolare e muscolare.

DIAGNOSTICA PER IMMAGINI

Responsabile dell’Unità Operativa di Diagnostica per Immagini è il Dott. Cosmo Sammarra.

L’architettura organizzativa della Radiologia della U.O. della Casa di Cura Villa del Sole è di tipo “tecnologico”, cioè ogni Operatore Sanitario ha un’approfondita conoscenza della tecnologia, una facilità di esecuzione pratica dei vari esami di tutti gli apparati, un’abilità diagnostica di interpretazione delle immagini di lesioni anatomo-patologiche elementari.

Le prestazioni fornite dall’Unità Operativa sono le seguenti:

  • Radiologia Tradizionale;
  • Radiologia D’organo;
  • TAC (total body, neurologica, articolare);
  • Mammografia;
  • Ecografia interventistica.

Come Prenotarsi

E’ possibile prenotarsi telefonicamente, telefonando al numero 0984/34026 dal Lunedi al Venerdi dalle ore 08:00 alle ore 20:00, il sabato dalle ore 08:00 alle ore 14:00. Un addetto al centralino prenderà nota delle necessità del paziente.
In alternativa è possibile effettuare una prenotazione recandosi personalmente presso l’accettazione della Casa di Cura, sita in via E. Galli 1-9, Rione S. Vito (Cosenza).

Preparazione agli Esami

Nella tabella seguente vengono riportati i comportamenti da osservare e la modulistica di riferimento da 

Nella tabella seguente vengono riportati i comportamenti da osservare e la modulistica di riferimento da scaricare per ogni tipo di esame da svolgere.

 

Esame Preparazione
Radiologia Scheletrica nessuna preparazione
Radiologia d’organo studio dello stomaco e del duodeno: DIGIUNO per almeno 12 ore
Clisma opaco modello
Diretta addome modello
Urografia modello Consenso informato Lettera ai medici
TAC modello Consenso informato Lettera ai medici
Mammografia nessuna preparazione
modello per Premedicazione

DIAGNOSTICA VASCOLARE NON INVASIVA

Responsabile dell’Unità Operativa di Diagnostica Vascolare non invasiva è il Dott. Pietro Miraglia.

La Diagnostica Vascolare “non invasiva” riveste un ruolo fondamentale nella definizione e nel trattamento delle malattie vascolari. Viene impiegata in tutti i campi della Patologia e della Chirurgia Vascolare sia in riferimento al Sistema Arterioso che a quello Venoso.
La Diagnostica vascolare “non invasiva “ si giova dell’ esame Doppler ed Eco-color-Doppler (ECD) che permette di esplorare” tutti i distretti vascolari in maniera “non invasiva” e “ripetibile”.
Nella patologia vascolare, sia arteriosa che venosa, la diagnostica vascolare ultrasonografica consente di ottenere informazioni diagnostiche sempre più precise, utili sia nello screening di massa che nella valutazione preoperatoria del paziente vascolare.
Ad oggi è la metodica diagnostica più all’avanguardia e ci fornisce informazioni sulla morfologia e la fisiopatologia del sistema vascolare, in tempi brevi, con costi contenuti, e senza rischi per il paziente.

L’ Eco-Color-Doppler rappresenta l’associazione di due metodiche di studio con ultrasuoni: l’ecografia convenzionale ed il Doppler Vascolare; a quest’ultimo si associa lo studio vascolare mediante spettrometria a colori e l’impiego del Power Doppler.

Si ottengono così informazioni preziose e precise su alterazioni morfologiche delle strutture vascolari, sulla presenza di eventuali aree di turbolenza del flusso ematico all’interno dei vasi valutati, su lesioni a rischio emboligeno, su aree di occlusione parziale o totale di lumi vasali.

Questo ci consente di individuare e decidere una adeguata terapia, medica o chirurgica, od una eventuale prevenzione per i pazienti più a rischio di sviluppare, nel tempo, una malattia sintomatica o di seguire nel tempo il paziente operato con una metodica di follow-up rapida, non invasiva e ripetibile. Presso il nostro ambulatorio è possibile eseguire visita angiologica e studio • Eco-Color-Doppler Arterioso e Venoso dei vasi del collo (TSA – tronchi sovraortici)
• Eco-Color-Doppler dell’ Aorta Addominale e degli Assi Iliaci
• Eco-Color-Doppler Arterioso e Venoso degli Arti Superiori o Inferiori

Tutti gli esami sovra riportati sono di facile e rapida esecuzione e possono essere senza alcun problema ripetuti più volte nel tempo.
L’ esecuzione di un esame di controllo Eco-Color-Doppler risulta di estrema importanza nei casi nei quali si abbia la necessità di controllare l’ evoluzione nel tempo di una patologia arteriosa e/o venosa al fine di scegliere il trattamento medico e/o chirurgico ottimale caso per caso.
Inoltre in pazienti con patologie “ a rischio vascolare “ quali diabete, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia e “familiarità positiva” un esame Eco-Color-Doppler permette di accertare od escludere la presenza di una patologia
grave ed a rischio

AMBULATORIO ANGIOLOGICO

Responsabile dell’Ambulatorio Angiologico è il Dott. Pietro Miraglia.

L’Angiologia è quella branca della medicina che studia l’anatomia e le patologie che colpiscono i vasi sanguigni arteriosi, venosi e linfatici .
Previa visita medica e con l’ausilio della diagnostica vascolare è possibile indagare le patologie a carico delle arterie sia di tipo ostruttivo (AOP) che dilatativo (aneurismi).
Si ricorda che L’arteriopatia ostruttiva periferica (AOP) su base aterosclerotica è una patologia particolarmente diffusa nei pazienti con fattori di rischio cardiovascolare. Colpisce il 12 % della popolazione adulta e il 20% di quella
con più di 70 anni ed è associata ad elevata morbilità e mortalità cardiovascolare e cerebrovascolare, con un rischio di morte 6 volte superiore rispetto a quello della popolazione senza AOP. Fin dall’inizio dell’attività, l’Angiologia sì è
occupata del paziente arteriopatico nei vari stadi clinici della malattia, ponendo attenzione non solo alla preparazione ed al follow-up dei paziente sottoposti ad  ntervento di rivascolarizzazione (chirurgica od endovascolare), ma anche alla  estione del paziente ancora asintomatico o paucisintomatico (a tal proposito
particolare attenzione è riservata ai pazienti affetti da malattia diabetica) con l’obiettivo di:
• migliorare la prognosi riguardo al suo rischio cardiovascolare mediante un attento controllo dei fattori di rischio;
• migliorare la prognosi correlata alla progressione della malattia e alle possibili complicanze “locali” (amputazioni minori o maggiori);
• migliorare complessivamente la qualità di vita tenendo conto delle sue necessità ed aspettative.
Per quanto riguarda la patologia dilatativa nella maggior parte dei casi, sia per la frequenza che per la gravità ci si riferisce all’aneurisma dell’aorta addominale (ma tale patologia può interessare anche altri distretti).
Nove volte su 10 l’aneurisma dell’aorta addominale (che consiste in una dilatazione patologica permanente del vaso arterioso più grande del corpo umano ) è in posizione sottorenale. La prevalenza varia a seconda dell’età, il sesso, la
storia familiare, il fumo di sigaretta: dall’1,5% nei maschi tra i 45 ed i 54 anni a circa il 13% negli uomini dopo i 75 anni e fino agli 85. Ad essere meno colpite, invece, sono le donne.
La causa alla base della formazione degli aneurismi addominali non è conosciuta, mentre sono stati chiariti i fattori di rischio che possono contribuire alla sua comparsa: l’aterosclerosi, la razza (è più frequente nelle persone di carnagione bianca), la familiarità, l’ipertensione arteriosa, il consumo di tabacco, i traumi, le patologie del tessuto connettivo determinanti l’indebolimento della parete aortica.
La malattia aterosclerotica agisce alterando l’elasticità della struttura arteriosa a tal punto da renderla deformabile sotto la spinta della pressione sanguigna. Il risultato è la progressiva dilatazione dell’aorta, processo purtroppo irreversibile. La rottura della dilatazione (aneurisma) è la conseguenza più drammatica a cui può andare incontro un paziente se non trattato in modo adeguato e tempestivo: circa il 50% dei malati muore prima di essere soccorso da un centro medico specializzato a causa del massiccio sanguinamento addominale.

SENOLOGIA

Responsabile del reparto: Dott. Sergio Abonante

Ogni anno in Italia oltre 11.000 donne muoiono di cancro mammario. Le informazioni sull’incidenza a livello nazionale possono essere stimate indirettamente applicando modelli matematici ai dati di mortalità e di sopravvivenza. I dati d’incidenza forniti dai Registri tumori sono sicuramente più affidabili, ma la distribuzione disomogenea dei Registri sul territorio nazionale non consente valutazioni sicure.
Dall’insieme di queste informazioni si può desumere che la distribuzione dell’incidenza nelle varie regioni italiane ha un netto gradiente Sud-Nord (rischio cumulativo da 0 a 75 anni: 5% al sud, 6% al centro e 7% al nord) a somiglianza di molte altre neoplasie legate agli stili di vita occidentali. Un fenomeno analogo, ma molto più marcato, si rileva a livello internazionale: l’incidenza di carcinoma mammario è direttamente proporzionale al grado di occidentalizzazione di un Paese, inteso non solo come industrializzazione, ma anche come abitudini di vita (soprattutto dietetiche), con differenze fino a 810 volte tra Paesi come gli Stati Uniti e Paesi africani od orientali (inclusi Paesi sviluppati come il Giappone). Le differenze tendono però nel tempo ad attenuarsi, e sono più marcate nelle età postmenopausali, suggerendo la presenza di diversi andamenti generazionali.
Il rischio di carcinoma mammario in Italia aumenta rapidamente con l’età, raggiungendo un tasso annuo superiore ai 150 casi per 100.000 donne in epoca menopausale, per poi continuare a crescere, più lentamente, fino a tarda età. Questo fenomeno è evidente in tutte le popolazioni ad incidenza e mortalità stabili, mentre nelle popolazioni in cui il rischio è in rapido aumento l’incidenza nelle donne in età premenopausale, appartenenti a generazioni più recenti e quindi esposte per tutta la vita ai fattori responsabili dell’aumento del rischio, può risultare uguale o addirittura superiore a quella delle donne in età postmenopausale.
In Italia il rischio è aumentato progressivamente nelle donne nate tra l’inizio del secolo ed il 1930, producendo un costante incremento nell’incidenza e nella mortalità. In quelle nate dopo il 1930, il rischio si è stabilizzato, per poi mostrare una tendenza alla diminuzione nelle generazioni nate alla fine degli anni cinquanta, per la verità ancora troppo giovani per permettere stime affidabili del rischio cumulativo. In conseguenza di questi fenomeni, si può prevedere che l’incidenza di carcinoma mammario continuerà a crescere ancora per 10-15 anni. Non si osserva quindi dai dati d’incidenza quell’aumento del rischio nelle donne giovani che viene spesso riportato a livello aneddotico.
Il Tasso standard Calabrese di Incidenza (nuovi casi trattati) del tumore della mammella nella donna, è pari a 63,98 (per 100.000 residenti) ed è notevolmente inferiore a quello nazionale ( 95,30).Se si confrontano i dati Calabresi con quelli degli altri registri Italiani, si evince che la Calabria è l’area di minore incidenza per questo tipo di neoplasia. Una possibile spiegazione della bassa incidenza calabrese e meridionale in genere , può risiedere in fattori di ordine sia culturale che ambientale ( gravidanze con età <30 anni, allattamento al seno, fattori dietetici ed inquinamento ambientale).
Di Seguito riportiamo i dati sia a livello Calabrese che per quanto ci riguarda nell’ambito specifico della provincia di Cosenza.

Fattori di rischio
L’insieme dei fattori di rischio noti non è in grado di spiegare le ampie fluttuazioni geografiche e temporali nell’incidenza di questa malattia, che sono probabilmente da attribuire ad altri fattori. Tra questi ultimi è verosimile che abbiano un ruolo importante le abitudini dietetiche, ma le evidenze al riguardo sono del tutto insufficienti. In sostanza, i dati disponibili non permettono d’individuare, nella popolazione femminile generale, un sottogruppo a rischio all’interno del quale si verificherà la maggioranza dei casi di carcinoma mammario; di conseguenza, la maggior parte delle donne può essere considerata a rischio medio ed il rischio individuale è legato soprattutto all’età.
Tra i fattori tradizionali, alcuni riguardano la storia mestruale e riproduttiva. È noto che il rischio è tanto minore quanto più tardivo è il menarca e quanto più precoce è la menopausa: quest’ultimo effetto è abbastanza marcato, per cui un anticipo di 10 anni della menopausa dimezza il rischio di cancro mammario per tutta la vita.
Una riduzione del rischio a lungo termine si osserva anche nelle donne che hanno avuto figli rispetto alle nullipare, e la protezione è tanto maggiore quanto più numerosi sono i figli e quanto più precoce è l’età al momento della prima gravidanza. Questa protezione sembra però preceduta da un breve periodo (alcuni anni), subito dopo una gravidanza, in cui si osserva un aumento nel rischio di cancro mammario. Esiste anche una correlazione tra rischio di cancro e obesità, presente solo dopo la menopausa.
Per quanto riguarda i fattori di rischio esterni, va sottolineato l’effetto cancerogeno delle radiazioni ionizzanti, che è direttamente legato non solo alla dose cumulativa, ma anche all’età in cui ci si espone: l’effetto è massimo prima dei 20 anni, diminuisce progressivamente tra i 20 ed i 40, per poi diventare quasi trascurabile. Il fenomeno è legato, come dimostrato chiaramente dagli studi su animali da laboratorio, alla diversa suscettibilità del tessuto mammario agli stimoli cancerogeni: questa è massima prima della pubertà, per poi diminuire con la maturazione indotta dalle gravidanze o, in maniera più lenta ed incompleta, spontaneamente. Considerando la lunghissima durata dell’effetto cancerogeno delle radiazioni sulla mammella (>40 anni), è chiara la necessità di mantenere un’estrema prudenza nella prescrizione di esami radiologici in sede toracica in donne al di sotto dei 20-30 anni.
Un altro fattore di rischio esogeno, su cui inizia a esservi consenso, è il consumo di alcol; restano tuttavia ancora molte incertezze, specie in termini di relazione dose-effetto. Ancora incerta è invece la relazione con fattori di rischio dietetici, poiché gli studi finora condotti non sono riusciti a confermare in maniera chiara le indicazioni fornite dai confronti geografici e soprattutto dagli studi sugli animali: questi ultimi, infatti, avevano dimostrato che l’incidenza di cancro mammario è in diretto rapporto sia con la quantità di calorie sia con la quota lipidica (a parità di calorie) assunte con la dieta. Una possibile spiegazione per l’inconsistenza dei risultati degli studi epidemiologici potrebbe essere che la dieta, come le radiazioni ionizzanti (sia pure con meccanismi del tutto diversi), agisce nella prima parte della vita di una donna: il rischio di cancro mammario sarebbe influenzato precocemente da questi fattori dietetici (dieta iperlipidica? ipercalorica?) che potrebbero agire inducendo alterazioni sia sistemiche (ormonali, modificazioni quantitative o qualitative nel tessuto adiposo) sia nel tessuto mammario stesso. Non a caso, la distribuzione geografica delle lesioni patologiche mammarie associate ad un rischio aumentato è simile a quella del cancro mammario. Importante è anche il rapporto tra ormoni esogeni e cancro mammario.
Per quanto riguarda i contraccettivi orali, il loro uso su larga scala è troppo recente per permettere conclusioni definitive, specie sugli effetti a lungo termine: per ora è stato possibile stabilire che, nel breve termine, si può avere un incremento di rischio che, se presente, è comunque di dimensioni molto limitate.

La familiarità 
Tra i fattori utili a definire il rischio individuale di carcinoma mammario la storia familiare ha molta importanza, come è stato confermato da recenti studi di biologia e genetica molecolare. A questo proposito bisogna però evitare la confusione: circa il 10-15% delle donne che sviluppano un carcinoma mammario ha una parente di primo grado che è già stata colpita dalla stessa malattia. D’altra parte, la malattia è cosí frequente (una donna su 10-15 ha tale diagnosi entro i 75 anni, se non muore prima per altre cause) che anche molte donne senza tumore mammario hanno parenti di primo grado con un carcinoma della mammella. In effetti, è stato ripetutamente dimostrato che quando una donna ha una parente di primo grado con cancro della mammella il l suo rischio è doppio o triplo. Nella maggior parte degli studi non viene però fatta alcuna distinzione tra le familiarità “sporadiche” e la vera aggregazione, all’interno di una stessa famiglia, di più casi di cancro mammario, spesso in età giovanile. Queste aggregazioni sono verosimilmente legate a fattori genetici ereditari, ed i progressi nel campo della biologia molecolare hanno già in parte permesso di caratterizzarle, e ancor più dovrebbero permetterlo in un prossimo futuro (vedi paragrafo successivo). Per ora appare importante riconoscerle, per poter identificare le situazioni in cui il rischio è molto elevato, anche se il comportamento successivo rimane problematico. A tale scopo può essere necessaria la competenza di genetisti clinici specializzati.
Queste situazioni sono però abbastanza rare: nella maggior parte dei casi, invece, la presenza di un parente di primo grado (o anche di secondo) comporta un incremento di rischio relativamente modesto, inferiore per esempio a quello che si ha passando dai 35 ai 55 anni di età. Non sembrano perciò giustificati eccessivi allarmismi. Anche quando due casi di cancro mammario si verificano nella stessa famiglia, non necessariamente si è in presenza di una sindrome neoplastica ereditaria: l’associazione può essere dovuta semplicemente al caso (circa un terzo-metà dei casi) o a fattori ambientali presenti all’interno della famiglia. È anche possibile che alcuni casi di aggregazione familiare siano dovuti a particolari varietà costituzionali (ereditarie) che determinano una diversa suscettibilità ai fattori ambientali, ma questa è per ora solo un’ipotesi di ricerca.
In generale, le strategie che mirano all’identificazione dei soggetti con familiarità di primo grado per cancro mammario da avviare indiscriminatamente a protocolli di screening clinico e mammografico intensivo non sembrano giustificate, in assenza di un’accurata valutazione del rapporto tra rischi e benefici. Sembra invece necessaria la definizione, con la collaborazione di specialisti di varia estrazione, di protocolli per identificare le famiglie dove è presente un rischio molto alto di cancro mammario, e di opportuni protocolli comportamentali.

UROLOGIA

Il reparto diretto dal Dott. Giancarlo Bonofiglio

L’Unita’ Operativa di Urologia si occupa dello studio e della terapia delle malattie dell’apparato urinario maschile e femminile e dell’apparato genitale.

La mission primaria dell’U.O. di Urologia della Casa di Cura e’ di fornire l’efficacia delle cure ed un’assistenza ospedaliera sempre piu’ vicina in termini di umanizzazione alle fragilita’ del paziente urologico, attraverso servizi diagnostici e terapeutici di elevata qualita’ e strumenti di altissimo valore professionale al fine di migliorare continuativamente le nostre attivita’. Gli obiettivi che ci prefiggiamo sono:

– efficacia della cure e umanizzazione dell’assistenza
– appropriatezza delle indicazioni cliniche, gestionali e comportamentali
– efficienza della gestione interna
– favorire la interdisciplinarieta’ con le altre specialita’ cliniche al fine di migliorare i percorsi terapeutici dei nostri pazienti
– investire in formazione e sviluppare didattica clinica al fine di migliorare professionalmente tutti gli operatori sanitari afferenti alla nostra unita’ operativa
– implementare e sviluppare mezzi di comunicazione con i nostri pazienti (ad esempio: carta dei servizi, sito web, percorsi telematici ecc.)

Attività Chirurgica:

MAGGIORE

  • Chirurgia radicale e parziale delle neoplasie renali in open surgery e laparoscopia
  • Chirurgia open e laparoscopica delle patologie benigne del rene (cisti, sindrome  giuntale ecc..)
  • Chirurgia open e laparoscopica delle neoplasie delle vie escretrici superiore
  • Chirurgia del reflusso vescico-ureterale
  • Ureterolitotrissia e lapassi dei calcoli renoureterali ( a breve ) e vescicali
  • Chirurgia percutanea della calcolosi renale ( a breve )
  • Chirurgia radicale e parziale delle neoplasie vescicali anche con ricostruzione vescicale orto topica continente
  • Chirurgia endoscopica delle neoplasie vescicali
  • Chirurgia endoscopica ed open dell’ipertrofia prostatica benigna
  • Chirurgia radicale delle neoplasie prostatiche in open surgery e laparoscopia
  • Chirurgia delle neoplasie prostatiche
  • Chirurgia open ed endoscopica delle stenosi uretrali
  • Chirurgia radicale delle neoplasie del pene e del testicolo
  • Chirurgia open, laparoscopica e percutanea dell’incontinenza maschile e femminile
  • Chirurgia del pavimento pelvico open e laparoscopica
  • Chirurgia ginecologica open e laparoscopica
  • Chirurgia dell’impotenza maschile
  • Chirurgia del recurvatum penieno

MINORE

  • Ureteroscopia diagnostica ( a breve )
  • Nefrostomia percutanea
  • Posizionamento e sostituzioni di stent ureterali
  • Diatermocoagulazione papillomi vescicali
  • Biopsia vescica,prostata, testicolo e pene
  • Escissione cisti epididimo
  • Intervento per idrocele
  • Circoncisione
  • Frenuloplastica
  • Interventi di piccola, media e alta chirurgia generale e urologica
  • Centro studi calcolosi urinaria e litotrissia extracorporea ESWL ( a breve )

Attività Ambulatoriali:

  • Visite cliniche,
  • Ecografie apparato urinario (prostatiche sovrapubiche e transrettali), pene e scroto
  • Uroflussimetria ( a breve )
  • Uretrocistoscopia con strumento flessibile ( a breve ) e rigido
  • Biopsia prostatica ecoguidata
  • Diagnostica e terapia del deficit erettile,dell’induratio penis degli incurvamenti del pene.
  • Rigiscan notturno ( a breve ), terapia intracavernosa per deficit dell’erezione
  • Diagnostica dell’infertilità maschile e indicazione a chirurgia del varicocele e biopsia del testicolo
  • Diagnostica e terapia medica del recurvatum penieno
  • Centro studi neoplasia della prostata,screening a terapia medica o indicazione a prostatectomia radicale nel reparto di degenza con conservazione della potenza sessuale

Prenotazioni : 0984 34026      

CHIRURGIA ENDOCRINA

Il reparto diretto dal Prof. Piero Berti di pisa, e’ organizzato in partecipazione ad un team multidisciplinare specializzato. Si eseguono interventi chirurgici con le piu’ moderne tecnologie a disposizione